LOGGIA 2008 La candidata di Sinistra arcobaleno insiste per le primarie di coalizione

dal Giornale di Brescia
LOGGIA 2008 La candidata di Sinistra arcobaleno insiste per le primarie di coalizione
«Centrosinistra, Brescia non è persa»
Albini: ma serve il coraggio di uscire dalle segreterie, servono proposte nuove

Per il centrosinistra Brescia è una città elettoralmente persa? «No, a Brescia il centrosinistra può vincere. A patto che sappia uscire dalle segreterie e sappia parlare alla città facendo proposte nuove. A patto che non interrompa il processo di rinnovamento che lo sta impegnando. A patto che non scelga di saltare le primarie di coalizione solo per sostenere ipotesi di accordo blindate dai partiti».
Donatella Albini – candidata sindaco sostenuta dal neonato soggetto politico della Sinistra arcobaleno (Prc, Verdi, Pdci e Sd) – guarda al voto amministrativo per la Loggia e indica due fronti elettorali sui quali lavorare: «Anzitutto i ragazzi e i giovani, verso i quali la riproposizione di sole facce note è perdente. E poi la parte produttiva della città, quella che va dalla casalinga all’industriale, la quale chiede proposte innovative e credibili. Di questo c’è bisogno: non di volti rifatti, ma di politiche nuove. E allora credo che le segreterie dei partiti dovrebbero fare un passo indietro». Come? «Ad esempio favorendo le primarie di un centrosinistra unito. Toccherà allora ai cittadini indicare chi sarà candidato sindaco e chi vicesindaco».
Ma Brescia è una città di sinistra? «No, questo è un dato che non ci possiamo nascondere». E allora quale patrimonio può portare la Sinistra arcobaleno alla causa politica di un’ampia alleanza di centrosinistra? «Anzitutto il tema della laicità – risponde Donatella Albini -. Può portare il tema di una città dove trovino spazio il vivere e il convivere nel rispetto reciproco. E si guardi bene che questo è un tema che vede laici e cattolici molto più uniti di quanto non si creda, specie in una città come la nostra dove esiste un tessuto cattolico che non ha mai pensato che l’uomo debba essere al servizio della morale ma piuttosto il contrario. E allora il contributo che noi possiamo portare è aiutare a pensare una città dove trovino spazio la religiosità intima e la religiosità collettiva, una città dove ci siano la chiesa e la moschea. Una città dove ogni richiesta di libertà trovi risposta nelle istituzioni che la amministrano».
«E poi sul tema del rapporto tra sinistra e centrosinistra credo si debba far registrare un salto di qualità». Quale? «Il tema è quello della condivisione dei grandi progetti. La sinistra non va messa in un angolo delegandola solo ad occuparsi di fabbriche e di operai, di morti sul lavoro, di ambiente. Di tutto questo siamo certo costretti ad occuparci da realtà spesso tragiche, ma penso che il confronto vada allargato anche ai grandi progetti, alle infrastrutture, agli investimenti. Non credo si possano più mettere in dubbio il nostro patrimonio di capacità amministrativa e la nostra capacità di mediare. D’altronde è di mediazioni che si vive, non solo di bandiere rosse».
Quale sarebbe il suo primo provvedimento da sindaco? «L’istituzione di un Soccorso violenza sessuale. In un convegno di pochi giorni fa abbiamo presentato i dati del Viminale sulla violenza sessuale a Brescia: sono cifre agghiaccianti, che però non si riverberano nelle denunce registrate nei nostri ospedali. E poi non possiamo nasconderci che se la violenza compiuta da uno straniero rimbalza con clamore su giornali e televisioni, la realtà che vede il 75% degli episodi di violenza verificarsi dentro la famiglia, e dentro famiglie italianissime, è invece troppo spesso taciuta. Ecco: l’istituzione in Loggia di un servizio rivolto a questo fenomeno rappresenterebbe un punto di riferimento autorevole e preciso. Una risposta ad un problema vero».
E se vincesse il centrodestra, come cambierebbe Brescia? «So quello che non cambierebbe. I poveri rimarrebbero poveri, senza un futuro e tendendo addirittura a sparire dal linguaggio politico. Il centrodestra è spinto dalla necessità di respingere ai margini tutto ciò che è nuovo e che incombe, non lascia spazio alla contaminazione. Brescia invece ha bisogno di spazi di dialogo, nel rispetto e nella sicurezza».
Massimo Lanzini

Una Risposta

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